Roma, 24 giugno 2017, ore 17.25
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Programma di stabilità

COSA È IL PROGRAMMA DI STABILITÀ

Il programma di stabilità e crescita

L'art. 4 del regolamento del Consiglio dell'Unione Europea n.1466/97 del 7 luglio 1997 prevede che, all'inizio di ogni anno, i Paesi partecipanti alla moneta unica europea siano tenuti a presen­tare allo stesso Consiglio ed alla Commissione Europea un Programma di stabilità, aggiornando quello dell'anno precedente. Il programma si pone l'obiettivo dell'attuazione interna del Patto di stabilità e sviluppo concordato in sede europea, che è finalizzato all'attuazione della moneta unica e all'omogeneizzazione delle po­litiche economiche dei Paesi partecipanti all'Euro.

Come è noto, il Patto di stabilità prevede il tendenziale azzeramento del rapporto tra deficit e prodotto interno lordo e il raggiungimento di un rapporto tra quest'ultimo e l'indebitamento complessivo non superiore al 60%. Per conseguire tali obiettivi il nostro Paese si è impegnato a mantenere costante il livello dell'avanzo primario (al netto degli oneri per interessi) nella misura del 5% annuo costante. Il pro­gramma interno mira, appunto, a definire gli interventi sulla finanza pubblica e le politiche economiche che devono essere adottate per realizzare tale obiettivo, tenendo conto che il suo mancato raggiungimento provocherebbe le sanzioni finanziarie disposte nel Patto di stabilità, che possono giungere sino all'imposizione di multe equivalenti a mezzo punto di Pil per i Paesi inadempienti.

Il Programma di stabilità consiste in un documento destinato sostanzialmente all'Unione europea. Per questo motivo, esso viene redatto dal Governo e reso noto in sede europea, ma non costituisce oggetto di deliberazione parlamentare. Tuttavia, poiché il perseguimen­to degli obiettivi contenuti nel documento non è indifferente rispetto alle scelte di politica economica che il Parlamento è chiamato ad approvare, né è trascurabile al fine di compren­dere la portata degli effetti delle decisioni di bilancio e individuare i nuovi obiettivi e i nuovi impegni che sono richiesti dalla partecipazione alla moneta unica, risulta indispensabile che il Parlamento possa essere chiamato a partecipare a queste scelte.

Stante l'attuale sistema di rapporti esistenti all'interno dell'Unione europea, non sono, però, i Parlamentari nazionali che assumono direttamente impegni con l'Unione, bensì i rispettivi Governi. Pertanto, è il Governo italiano che assume la responsabilità di sottoscrive­re e perseguire gli obiettivi europei, ma poi per realizzarli è necessario adottare misure le­gislative e scelte di politica economica alla cui approvazione è chiamato il Parlamento. Per­tanto, è indispensabile che il Parlamento possa condividere le scelte del Governo. Ovvia­mente, ove tali scelte coincidessero con quelle illustrate nel Documento di programmazio­ne economico-finanziaria, non ci sarebbe motivo perché il Parlamento sia chiamato a pren­dere nuovamente posizione in materia.

Nel caso invece in cui tali scelte fossero difformi, il Governo è tenuto a presentare al Parlamento una Nota informativa nella quale risultino motivate le eventuali nuove previsioni degli indicatori macroeconomici e dei saldi. Tale nota è, pertanto, facoltativa e divie­ne obbligatoria solo in caso di scostamenti rispetto alle previsioni del Dpef. Essa inoltre assume valore conoscitivo, ma il Parlamento, nel caso in cui lo ritenga opportuno, ha fa­coltà di far seguire all'esame della Nota l'approvazione di una risoluzione, con una proce­dura sostanzialmente analoga, anche se di rilievo minore, rispetto a quella con la quale adotta la risoluzione approvativa del Dpef, con la quale può ratificare il contenuto della No­ta stessa, oppure impartire direttive al Governo, non tanto sugli obiettivi, che risultano de­cisi in sede europea, quanto sugli strumenti attraverso i quali tali obiettivi possono essere conseguiti.