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Con i decreti legislativi n.112/98, n.143/97, n.422/97 e n.469/97, emanati dal Governo in virtù della delega di cui alla legge n.59 del 1997, è stato avviato il processo di decentramento amministrativo (c.d. Federalismo amministrativo), disponendo il conferimento alle regioni ed agli enti locali delle funzioni e dei compiti amministrativi svolti in precedenza dallo Stato nelle materie disciplinate dagli stessi.
Specifici provvedimenti, emanati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri ai sensi dell'art.7 della predetta legge n.59 del 1997, hanno poi individuato e ripartito i beni, le risorse umane e finanziarie da trasferire alle autonomie regionali e locali per l'esercizio di tali funzioni, attraverso l'utilizzazione delle necessarie disponibilità di bilancio iscritte nello stato di previsione di questo Ministero e, dall'anno 2001 in poi, anche su quello del Ministero dell'interno (con riferimento agli enti locali), nonché le modalità attraverso le quali realizzare i suddetti trasferimenti.
Con il decreto legislativo n.56/2000, emanato dal Governo in virtù della delega di cui all'art.10 della L. n.133/99, è stato avviato il processo per l'abolizione dei trasferimenti dal bilancio dello Stato in favore delle regioni, con la corrispondente previsione di un aumento delle aliquote di compartecipazione di alcuni tributi erariali (addizionale regionale all'IRPEF, accisa sulla benzina, IVA).
Allo stato attuale della normativa vigente tale trasformazione delle risorse finanziarie disponibili da parte delle Regioni, non configura ancora appieno il c.d. "Federalismo fiscale" rappresentato dall'art.119 della Costituzione risultando una mera compensazione di trasferimenti erariali soppressi.