La forte espansione che ha caratterizzato il ciclo economico internazionale nei primi mesi del 2005 ha rallentato la sua corsa nel secondo trimestre dell'anno. Le economie dei paesi più avanzati (Stati Uniti d'America, Giappone e area dell'euro) hanno attenuato la loro crescita, mentre quelle dei paesi asiatici, trainati dalla Cina, hanno proseguito il loro sviluppo senza decelerare. I progressivi e forti aumenti del prezzo del petrolio verificatisi tra luglio e agosto dello scorso anno rappresentano la causa principale del rallentamento del ciclo economico.
Nel complesso, le economie dei paesi dell'area dell'euro sono state caratterizzate, nella prima metà del 2005, da una contrazione dei consumi delle famiglie e da una debole dinamica degli investimenti. Un dato positivo arriva invece dalle indicazioni relative alla produzione industriale: l'andamento negativo dei primi mesi dell'anno è stato invertito e, a partire dai mesi estivi, si registra una moderata ripresa.
In Italia, dopo i risultati negativi dell'ultimo trimestre del 2004 e del primo trimestre del 2005, il tasso di crescita congiunturale del PIL ha mostrato segnali di netta ripresa (+ 0,7 per cento). I consumi delle famiglie e gli investimenti produttivi hanno positivamente invertito la tendenza a partire dal secondo trimestre del 2005, mentre le importazioni (trainate da una domanda vivace) e le esportazioni (favorite dal deprezzamento dell'euro) hanno ripreso vigore.
Anche se attestato su livelli storicamente bassi, il clima di fiducia delle imprese e delle famiglie sembra migliorato. La crescita del PIL nel 2005 quindi, grazie all'inversione registrata nella seconda parte dell'anno, dovrebbe risultare superiore a zero (obiettivo a suo tempo indicato nel DPEF, Documento di programmazione economico-finanziaria per il 2006-2009).
Il mercato del lavoro, come avviene ormai da diversi anni, continua a registrare risultati positivi sul fronte occupazionale. Gli effetti negativi della stagnazione economica sono stati attenuati dalla maggiore flessibilità introdotta con la riforma del mercato del lavoro. Nel 2005 il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere al 7,7 per cento (rispetto all'8 del 2004) e l'occupazione, misurata in termini di unità standard di lavoro, dovrebbe crescere dello 0,4 per cento.
La crescita dei prezzi ha subito l'influenza negativa delle tensioni in atto nel settore petrolifero e nella prima metà del 2005 l'inflazione ha registrato in Italia un andamento ascendente, passando dal 2 per cento di gennaio al 2,2 per cento di agosto, per poi attestarsi nella media dell'anno sul livello dell'1,9 per cento (il più basso dal 2000). La tendenza risulta simile a quella registrata nell'intera area dell'euro.
L'andamento dei conti pubblici, come previsto nel DPEF, dovrebbe confermare l'indebitamento netto a un valore pari al 4,3 per cento del PIL, che si pone in linea con il percorso concordato a livello europeo (Ecofin, 12 luglio 2005).
La ripresa dell'economia italiana per il 2006 dovrebbe dar luogo a un incremento del PIL pari all'1,5 per cento. Il migliorato clima di fiducia dei consumatori sosterrà la spesa delle famiglie, prevista in aumento dell'1,1 per cento rispetto all'anno precedente. Anche le esportazioni e le importazioni dovrebbero crescere a un tasso più sostenuto rispetto allo scorso anno (2,8 e 2,7 per cento rispettivamente). Sulla base dei rinnovi contrattuali e degli incentivi connessi al recupero di produttività, le retribuzioni lorde pro-capite cresceranno del 2,5 per cento, mentre l'aumento dei prezzi al consumo si manterrà pressoché in linea con quello verificatosi nel 2005.
La manovra finanziaria per il 2006 mira in primo luogo a rispettare gli impegni di consolidamento fiscale, a rafforzare le politiche di rilancio degli investimenti, ad accrescere la competitività del sistema economico e a salvaguardare il potere d'acquisto delle famiglie più deboli.
Per consentire il rientro del deficit nei parametri fissati dal nuovo Patto di stabilità e crescita, l'obiettivo di indebitamento per il 2006 è quantificato al 3,5 per cento del PIL (3,8 per cento al netto delle misure una tantum). La manovra finanziaria prevede misure per circa 28 miliardi (di cui circa 20 destinati alla correzione del deficit) e mira nel suo complesso a proseguire il percorso di rientro strutturale dell'indebitamento netto, con l'intento di ricondurne il livello, al netto sempre delle misure una tantum, al di sotto della soglia del 3 per cento del PIL entro il 2007.