Roma, 17 novembre 2017, ore 22.25
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L'Unione Europea

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TRATTATO DI AMSTERDAM

Sintesi Principali contenuti

Il Trattato di Amsterdam, che è il risultato dei lavori svolti dalla Conferenza intergovernativa (CIG), costituisce una revisione dei Trattati sui quali si fonda l'Unione Europea. La CIG è il meccanismo formale per la revisione dei Trattati, cioè dei testi costituzionali dell'Unione europea, comportante negoziati fra i 15 governi degli Stati membri dell'Unione.

L'ambito dei lavori della Conferenza è stato definito dai successivi Consigli europei, nell'intento di fornire all'Unione gli strumenti per rispondere alle sfide cui dovrà far fronte ora e negli anni a venire. La CIG ha iniziato formalmente i lavori in occasione della riunione del Consiglio europeo di Torino del 29 marzo del 1996. La Conferenza ha ricevuto un considerevole impulso dai vertici tenutisi nel 1996 e nel 1997 a Firenze, Dublino e Noordwijk e ha concluso i suoi lavori in occasione del Consiglio europeo di Amsterdam del 18 giugno 1997.

Il Trattato di Amsterdam, firmato il 2 ottobre 1997 come risultato dei lavori svolti dalla Conferenza intergovernativa (CIG), porta avanti le riforme introdotte dal Trattato sull'Unione Europea e rafforza ciascuno dei tre "pilastri" sui quali l'Unione poggia la propria azione, anche in vista del nuovo ampliamento ad oriente.

Dopo la firma ufficiale del Trattato avvenuta il 2 ottobre 1997, le nuove disposizioni sono state oggetto di ratifica nei singoli paesi attraverso l'approvazione degli elettori mediante referendum o decisione parlamentare. I capi di Stato e di Governo dell'UE hanno voluto che il Trattato fosse trasparente e comprensibile, e che rispondesse alle motivazioni attuali dei cittadini.

Obiettivi

Il Trattato di Amsterdam ha quattro obiettivi:

· porre l'occupazione e i diritti dei cittadini come punto focale dell'Unione;

· eliminare gli ultimi ostacoli alla libera circolazione e rafforzare la sicurezza;

· permettere all'Europa di esercitare una maggiore influenza sulla scena mondiale;

· rendere più efficace l'architettura istituzionale dell'Unione in previsione del prossimo ampliamento.

Il Trattato di Amsterdam consolida così ciascuno dei tre grandi "pilastri" sui quali l'Unione poggia la sua azione dall'entrata in vigore del Trattato di Maastricht.

Principali novità introdotte

Il Trattato di Amsterdam ha previsto nuovi "Opting Out" (deroga che, per impedire un bloccaggio generale, è concessa agli Stati membri che non desiderino associarsi agli altri Stati membri in relazione ad un particolare settore della cooperazione comunitaria) per Danimarca, Irlanda e Regno unito, e un'ulteriore flessibilità "costituzionalizzata" mediante le disposizioni in materie di flessibilità generale aggiunte al Trattato della Comunità europea (TCE) e al terzo pilastro e la disposizione di astensione costruttiva aggiunta al secondo pilastro.

Una novità introdotta con il Trattato di Amsterdam riguarda il numero di Eurodeputati: vennero concordati un massimo di 700 membri per il Parlamento europeo. Inoltre è stata effettuata una modesta estensione per l'uso potenziale del voto a maggioranza qualificata nel primo pilastro e significative estensioni per il suo uso potenziale nel secondo pilastro. Nessun accordo fu raggiunto sulle nuove dimensioni della Commissione dopo l'allargamento, ma furono identificate possibili basi per un accordo e un protocollo che fissava tempi e metodi per tornare ad affrontare nuovamente la questione.

Principali effetti

L'effetto più diretto del Trattato di Amsterdam è di confermare le caratteristiche del processo di integrazione e di dimostrare la solidità del processo scelto dall'Unione europea. Emergono, infatti, alcune caratteristiche costanti:

· il principio che l'economia viene prima della politica: si nota infatti che i progressi storici dell'integrazione europea sono cominciati con accordi volti a integrare aspetti dell'attività economica, seguiti poi dalla consapevolezza che per avere direzione e controllo politico ci vuole anche integrazione politica;

· il principio della flessibilità che ha sempre permesso a gruppi di Stati di trovare vie alternative quando stabilivano che i meccanismi esistenti non si confacevano allo scopo. A questo proposito i due pilastri PESC e GAI sono la dimostrazione più evidente, insieme alle clausole di "Opting Out" per determinati Paesi;

· il principio della Progressività ha garantito la solidità della costruzione europea attraverso un accumulo progressivo delle competenze e da un lungo processo di trasmissione dei poteri a livello sovranazionale. Ogni forma di integrazione discende da una precedente forma di integrazione necessariamente più prudente e meno incisiva, ma analoga nella visione di lungo periodo;

· il principio della velocità variabile che si è dimostrato nel corso del processo di integrazione nelle sue battute d'arresto e riprese. Questa velocità variabile ha permesso di tener conto del diverso umore politico e sociale nel corso del tempo senza per questo bloccare il processo di integrazione;

· il principio di integrazione tra attori nazionali e centrali, stabilendo un giusto equilibrio e ripartizione delle competenze e decisioni prese a livello intergovernativo o sovranazionale;

· il principio secondo il quale devono essere assicurati benefici per tutti, ovvero garantire che ciascun Paese avesse interesse a promuovere l'integrazione. Vi è discordanza sul modello di integrazione, ma è dato per acquisito che l'integrazione è un fattore positivo per tutti gli Stati membri e che tutti devono poter trovare il loro interesse. Per poter garantire tali benefici a tutti, si ricorda il Fondo di Coesione voluto dagli Stati più poveri per essere finanziati in modo privilegiato.

Data Ultimo Aggiornamento: 26/06/2007 5:09 PM
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