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L'agricoltura occupa un posto importante nella vita comunitaria essa costituisce il 2,4% del PIL europeo ed impegna il 6,5% della forza lavoro dell'Ue. L'agricoltura catalizza l'intervento comunitario più dell'industria e dei servizi, sia in termini di legislazione emanata e di attività istituzionale svolta, sia in termini di risorse di Bilancio: i ministri dell'Agricoltura si riuniscono più frequentemente di tutti gli altri, fatta eccezione per i ministri degli esteri; caso unico; la DG Agricoltura è la seconda (solo la DG Personale e Amministrazione è più grande), in ordine di grandezza, delle 23 Direzioni Generali della Commissione; e il complesso delle risorse destinate all'agricoltura costituisce poco meno del 50% del Bilancio comunitario.
La politica agricola comune (PAC), fin dal 1958 posta tra le priorità dell'Unione (allora CEE) al fina di assicurare l'approvvigionamento alimentare sicuro e a prezzi ragionevoli e un reddito equo per gli agricoltori, è di gran lunga la principale delle azioni condotte dall'Ue. Tali finalità programmatiche, contenute nell'articolo 39 del Trattato di Roma, istitutivo della CEE, hanno cateterizzato lo sviluppo della Comunità dalla sua nascita agli anni '80. Fino a quella data, la PAC ha rappresentato un contributo notevole sul piano dell'incremento della produttività e del miglioramento delle condizioni di vita della popolazione agricola, portando però come risultato ad un aumento delle eccedenze (quindi alla necessità di distruggere tali eccedenze al fine di mantenere i prezzi stabili) e a preoccupanti squilibri ambientali causati dalle coltivazioni estensive. Non sono mancati neppure tensioni commerciali internazionali causate dall'invasione dei prodotti assistiti Cee sui mercati mondiali.
Dagli anni '80, cessata la fase di espansione, si è avviata una riforma profonda della PAC, la quale si è diversificata e ristrutturata al fine di contenere i costi delle eccedenze comunitarie, di soddisfare le esigenze dei consumatori e di garantire la qualità del prodotto e il rispetto dell'ambiente privilegiando non più la crescita, ma semmai il mantenimento e la tutela dei risultati raggiunti.
Nel 1992 fu attuata la prima riforma della PAC che determinò i seguenti effetti così sintetizzabili:
· la quota dell'agricoltura nel Bilancio dell'Ue è scesa dal 62% nel 1998 al 47% nel 2001;
· il numero dei prezzi garantiti con interventi comunitari per i principali prodotti è diminuito;
· si è ridotto il divario esistente tra i prezzi interni e quelli mondiali;
· si sono ridotte le vistose eccedenze di derrate alimentari.
Globalmente, il bilancio della riforma del 1992 è stato positivo: i mercati hanno ritrovato un certo equilibrio e le scorte pubbliche si sono considerevolmente ridotte; i prezzi dei prodotti agricoli comunitari si sono riavvicinati ai prezzi mondiali; vi è stata una netta riconquista del mercato interno, in particolare grazie ai prezzi competitivi dei cereali comunitari; le spese del FEAOG, sezione garanzia sono stati più controllabili e più prevedibili; le azioni strutturali condotte nel quadro del FEAOG, sezione orientamento, sono aumentate di oltre il doppio tra il 1989 e il 1995; il reddito agricolo medio è aumentato del 4,5% tra il 1992 e il 1996.
I positivi effetti della riforma del 1992 non potevano essere né eterni né sufficienti, in quanto la politica agricola comune ha dovuto soddisfare, nel tempo, nuove e sempre più impellenti esigenze:
· l'Allargamento ha reso più necessarie le misure concernenti il mercato e la semplificazione poiché le economie dei paesi candidati si basavano principalmente sul settore agricolo;
· il mercato agricolo mondiale presentava prospettive di forte crescita a prezzi remunerativi a causa dell'aumento della domanda alimentare mondiale. I prezzi della PAC toccavano livelli troppo elevati per tener conto degli impegni internazionali (negoziazioni nel quadro dell'Organizzazione mondiale del Commercio) e beneficiare dell'espansione del mercato mondiale con il conseguente rischio di vedere riapparire eccedenze con costi di bilancio insostenibili e di perdere quote del mercato mondiale e comunitario;
· una decisa vitalizzazione della politica di sviluppo rurale, senza rischio di nazionalizzazione della PAC, ma con criteri comuni chiari e meccanismi di controllo rigorosi, con un maggior rispetto dell'ambiente e del miglioramento della qualità dei prodotti.
Le proposte della Commissione europea successivamente adottate dal Consiglio europeo di Berlino 1999 sulla base delle riforme del 1992 hanno comportato l'emanazione di un pacchetto di riforme chiamato "Agenda 2000". La riforma è riuscita a ridurre le eccedenze e a contenere le spese, senza compromettere un aumento medio del reddito del 4,5%. Tale orientamento generale è stato confermato dal Consiglio europeo secondo le seguenti linee direttrici:
· la competitività deve essere assicurata con una diminuzione dei prezzi sufficiente a garantire l'aumento degli sbocchi interni e una partecipazione al mercato allargata a livello mondiale. Tale diminuzione dei prezzi è compensata da un aumento degli aiuti diretti in modo da conservare il livello del reddito;
· la ripartizione dei compiti tra la Commissione e gli Stati membri viene ridefinita, sia che si tratti della compensazione sotto forma di aiuti diretti sia che siano misure di sviluppo rurale nel quadro di una programmazione globale;
· il nuovo quadro finanziario deve coprire in modo coerente, entro limiti di bilancio ragionevoli, l'evoluzione della PAC e gli effetti dell'allargamento, in un periodo sufficientemente lungo. Nel contempo deve finanziare i bisogni essenziali e assicurare una corretta gestione delle finanze pubbliche.
Il 26 giugno 2003 a Bruxelles viene compiuto un ulteriore e determinante passo in avanti, in direzione dell'adeguamento della Politica Agricola alle nuove sfide giunte da più parti del panorama socio economico interno ed esterno all'Unione. Infatti, i Ministri europei dell'Agricoltura approvano una radicale riforma della politica agricola comune (PAC), che ha rivoluzionato il modo in cui l'Ue sostiene il settore agricolo.
La nuova PAC è orientata verso gli interessi dei consumatori e della qualità dei prodotti e, nello stesso tempo, lascia gli agricoltori liberi di produrre ciò che esige il mercato. Per evitare l'abbandono della produzione, gli Stati membri possono scegliere di mantenere ancora una certa correlazione tra sovvenzioni e produzione (disaccoppiamento parziale), a precise condizioni ed entro limiti chiaramente definiti. La concessione di questo nuovo "pagamento unico per azienda" è subordinato al rispetto delle norme in materia di salvaguardia ambientale, sicurezza alimentare e protezione degli animali. I fondi che si sono resi reperibili grazie alla riduzione dei pagamenti diretti a favore delle grandi aziende sono messi a disposizione degli agricoltori per realizzare programmi in materia di ambiente, qualità o benessere degli animali.
Nel 2005, la Commissione determina le condizioni e le norme specifiche applicabili al finanziamento delle spese connesse alla politica agricola comune (PAC) ed istituisce due nuovi fondi: un Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA) e un Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) che entrano in vigore dal 1° gennaio 2007.
REGOLAMENTO (CE) N. 1782/2003 DEL CONSIGLIO del 29 settembre 2003
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REGOLAMENTO (CE) N. 1783/2003 DEL CONSIGLIO del 29 settembre 2003
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REGOLAMENTO (CE) N. 817/2004 DELLA COMMISSIONE del 29 aprile 2004
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REGOLAMENTO (CE) n. 1698/2005 DEL CONSIGLIO, del 20 settembre 2005
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Decisione del Consiglio del 20 febbraio 2006
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