Roma, 20 novembre 2017, ore 10.42
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La politica agricola comune

La PAC in breve

  • La riforma del 1992
  • Agenda 2000
  • La riforma del 2003
  • Health check del 2008
  • La riforma 2014/2020

La PAC, fin dal 1958 è posta tra le priorità dell’Unione al fine di assicurare l’approvvigionamento alimentare sicuro e a prezzi ragionevoli e un reddito equo per gli agricoltori, è di gran lunga la principale delle azioni condotte dall’Ue. Tali finalità programmatiche, contenute nell’articolo 39 del Trattato di Roma, istitutivo della CEE, hanno caratterizzato lo sviluppo della Comunità dalla sua nascita agli anni '80. Fino a quella data, la PAC ha rappresentato un contributo notevole sul piano dell'incremento della produttività e del miglioramento delle condizioni di vita della popolazione agricola, portando però come risultato ad un aumento delle eccedenze e a preoccupanti squilibri ambientali causati dalle coltivazioni estensive.
Dagli anni '80, cessata la fase di espansione, si è avviata una riforma profonda della PAC, la quale si è diversificata e ristrutturata, al fine di contenere i costi delle eccedenze comunitarie, di soddisfare le esigenze dei consumatori e di garantire la qualità del prodotto e il rispetto dell’ambiente privilegiando non più la crescita, ma il mantenimento e la tutela dei risultati raggiunti.

La riforma del 1992

Nel 1992 fu attuata la prima riforma della PAC che determinò i seguenti effetti così sintetizzabili:

  • la quota dell’agricoltura nel Bilancio dell’Ue è scesa dal 62% nel 1998 al 47% nel 2001;
  • il numero dei prezzi garantiti con interventi comunitari per i principali prodotti è diminuito;
  • si è ridotto il divario esistente tra i prezzi interni e quelli mondiali;
  • si sono ridotte le vistose eccedenze di derrate alimentari.

Globalmente, il bilancio della riforma del 1992 è stato positivo: i mercati hanno ritrovato un certo equilibrio e le scorte pubbliche si sono considerevolmente ridotte; i prezzi dei prodotti agricoli comunitari si sono riavvicinati ai prezzi mondiali; vi è stata una netta riconquista del mercato interno, in particolare grazie ai prezzi competitivi dei cereali comunitari; le spese del FEAOG, sezione garanzia sono stati più controllabili e più prevedibili; le azioni strutturali condotte nel quadro del FEAOG, sezione orientamento, sono aumentate di oltre il doppio tra il 1989 e il 1995; il reddito agricolo medio è aumentato del 4,5% tra il 1992 e il 1996.

I positivi effetti della riforma del 1992 non potevano essere duraturi, in quanto la politica agricola comune ha dovuto soddisfare, nel tempo, nuove e sempre più impellenti esigenze:

  • l’Allargamento ha reso necessaria una maggiore semplificazione in quanto le economie dei paesi candidati si basavano principalmente sul settore agricolo;
  • il mercato agricolo mondiale presentava prospettive di forte crescita a prezzi remunerativi, a causa dell'aumento della domanda alimentare. I prezzi della PAC, essendo più elevati di quelli stabiliti nell’ambito del quadro dell’Organizzazione mondiale Commercio, difficilmente potevano  beneficiare dell’espansione del mercato mondiale, con il conseguente rischio di vedere riapparire eccedenze con costi di bilancio insostenibili e di perdere quote del mercato mondiale e comunitario;
  • un vigore della politica di sviluppo rurale, senza rischio di nazionalizzazione della PAC, ma con criteri comuni chiari e meccanismi di controllo rigorosi, con un maggior rispetto dell’ambiente e del miglioramento della qualità dei prodotti.

Agenda 2000

Le proposte della Commissione europea, successivamente adottate dal Consiglio europeo di Berlino 1999 sulla base delle riforme del 1992, hanno comportato l'emanazione di un pacchetto di riforme chiamato “Agenda 2000”. La riforma è riuscita a ridurre le eccedenze e a contenere le spese, senza compromettere un aumento medio del reddito del 4,5%. Tale orientamento generale è stato confermato dal Consiglio europeo secondo le seguenti linee direttrici:

  • la competitività deve essere assicurata con una diminuzione dei prezzi sufficiente a garantire l'aumento degli sbocchi interni e una partecipazione al mercato allargato a livello mondiale. Tale diminuzione dei prezzi è compensata da un aumento degli aiuti diretti in modo da conservare il livello del reddito;
  • la ripartizione dei compiti tra la Commissione e gli Stati membri viene ridefinita, sia che si tratti della compensazione sotto forma di aiuti diretti sia che siano misure di sviluppo rurale nel quadro di una programmazione globale;
  • il nuovo quadro finanziario deve coprire in modo coerente, entro limiti di bilancio ragionevoli, l'evoluzione della PAC e gli effetti dell'allargamento, in un periodo sufficientemente lungo. Nel contempo deve finanziare i bisogni essenziali e assicurare una corretta gestione delle finanze pubbliche.

La riforma del 2003

Il 26 giugno 2003 a Bruxelles viene compiuto un ulteriore e determinante passo in avanti, in direzione dell'adeguamento della Politica Agricola alle nuove sfide giunte da più parti del panorama socio economico interno ed esterno all’Unione. Infatti, i Ministri europei dell’Agricoltura approvano una radicale riforma della politica agricola comune (PAC), che ha rivoluzionato il modo in cui l’Ue sostiene il settore agricolo.
La nuova PAC è orientata verso gli interessi dei consumatori e della qualità dei prodotti e, nello stesso tempo, lascia gli agricoltori liberi di produrre ciò che esige il mercato. Per evitare l'abbandono della produzione, gli Stati membri possono scegliere di mantenere ancora una certa correlazione tra sovvenzioni e produzione (disaccoppiamento parziale), a precise condizioni ed entro limiti chiaramente definiti. La concessione di questo nuovo “pagamento unico per azienda” è subordinato al rispetto delle norme in materia di salvaguardia ambientale, sicurezza alimentare e protezione degli animali. I fondi che si sono resi reperibili grazie alla riduzione dei pagamenti diretti a favore delle grandi aziende sono messi a disposizione degli agricoltori per realizzare programmi in materia di ambiente, qualità o benessere degli animali.
Nel 2005, la Commissione determina le condizioni e le norme specifiche applicabili al finanziamento delle spese connesse alla politica agricola comune (PAC) ed istituisce due nuovi fondi: un Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA) e un Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) che entrano in vigore dal 1° gennaio 2007.

Health check del 2008

Le proposte di modifica della PAC contenute nel documento sull’Health Check sono il risultato di un’approfondita analisi sull’effettivo stato di salute della Politica Agricola Comune, condotta dalla Commissione Europea.
I profondi cambiamenti, in atto in quegli anni, hanno spinto la Commissione a formulare alcune proposte legislative (pubblicate nel maggio 2008) che modificano, proseguono e completano le misure contenute nella riforma Fischler del 2003.
Le principali novità riguardano l’aggiornamento del regime di pagamento unico, la modulazione progressiva, il disaccoppiamento totale degli aiuti, la revisione del sistema delle quote latte, la soppressione del set aside, il rafforzamento della condizionalità e l’inserimento di quattro nuove priorità da realizzare attraverso la politica dello sviluppo rurale: cambiamenti climatici e il rispetto del protocollo di Kyoto; energie rinnovabili; gestione delle risorse idriche; biodiversità.

La riforma 2014/2020

Il 12 ottobre 2011 la Commissione europea ha adottato una serie di proposte legislative per la riforma della PAC valida per il periodo 2014-2020.
Il negoziato si è svolto per la prima volta secondo la procedura legislativa ordinaria introdotta con il Trattato di Lisbona (art. 294 del TFUE), che ha coinvolto Parlamento europeo, Consiglio e Commissione. I ritardi nel negoziato hanno comportato il rinvio al 2015 (anziché a partire dal 2014) dell’entrata in vigore del regolamento sui pagamenti diretti agli agricoltori e di talune misure previste dal regolamento OCM Unica e, pertanto si è reso necessario un regolamento transitorio per garantire la prosecuzione degli aiuti anche per il 2014.
Il protrarsi dei negoziati sulla riforma della PAC è stato dovuto anche alle difficoltà riscontrate nel giungere ad un accordo sulle prospettive finanziarie per il periodo 2014-2020.
L’approvazione del Parlamento europeo sul QFP 2014/2020 ai sensi dell’art. 312 del TFUE, avvenuta il 19 novembre 2013 a seguito di un’intesa politica con il Consiglio, ha quindi consentito di sbloccare il successivo voto sui regolamenti di riforma della PAC.
I testi dei regolamenti legislativi demandano agli Stati membri una lunga serie di scelte che dovranno essere effettuate per l’applicazione della riforma stessa.
La fase legislativa conclusa con l’emanazione dei regolamenti, lascia ora spazio al lavoro della Commissione europea che dovrà predisporre gli atti attuativi della riforma (atti delegati ed atti di esecuzione previsti ai sensi degli artt. 290 e 291 del TFUE).
Le risorse complessivamente destinate alle misure della politica agricola comune sono suddivise, come in passato, in pagamenti diretti, largamente prevalenti, sviluppo rurale, con il cofinanziamento dalle risorse nazionali e altre dotazioni afferenti ad interventi di mercato anche per specifici settori (es. ortofrutta, vitivinicolo, etc.).

Finanziamenti PAC all'Italia, 2014-2020
Fondo (miliardi di Euro) Fondi UE Fondi nazionali Totale Media annua
Pagamenti diretti 27.0 0.0 27.0 3.8
OCM vino e ortofrutta 4.0 0.0 4.0 0.6
Sviluppo rurale 10.5 10.5 21.0 3.0
TOTALE 41.5 10.5 52.0 7.4


Con la riforma si può affermare che il 30% delle risorse comunitarie, impegnate per il settore agricolo, sono destinate a obiettivi ambientali. Infatti, il 30% dei massimali per i pagamenti diretti sarà destinato per il pagamento di “greening” (inverdimento) ed il 30% delle risorse dello sviluppo rurale sarà obbligatoriamente destinato a misure agro-climatiche-ambientali, forestazione, agricoltura biologica, investimenti per l’ambiente ed il cambiamento climatico, premi Natura 2000 per le zone soggette a vincoli naturali e per i servizi silvo-climatico-ambientali e di salvaguardia delle foreste.
La futura PAC si prefigge una maggiore equità dal punto di vista della distribuzione dei pagamenti diretti. Infatti, oltre ad una ridistribuzione tra Paesi dei massimali finanziari, definita con l’accordo di bilancio, si procederà a far “convergere” il valore dei pagamenti disaccoppiati che non saranno tendenzialmente più legati alla storicità introdotta con la riforma del 2003.

Entrando nel dettaglio:

Pagamenti diretti
Si tratta del principale capitolo della riforma sia per la portata finanziaria degli strumenti, che rappresentano circa i due terzi della spesa agricola, sia per i notevoli cambiamenti all'assetto attuale.

Ocm unica
Si tratta del regolamento più articolato e complesso della politica agricola comune che prevede i vari strumenti di gestione di mercato per tutti i settori.

Sviluppo rurale
La struttura del "secondo pilastro" della PAC non cambia nella sostanza con la riforma ma piuttosto si semplifica e si rende più flessibile aprendo a nuovi obiettivi e strumenti della politica di sviluppo rurale.
Per il nostro Paese il valore complessivo dei fondi per lo sviluppo rurale è di 20,85 miliardi di euro in sette anni, di cui 18,6 destinati all'attuazione dei programmi regionali e 2,2 miliardi di euro destinati a misure nazionali, nel settore della gestione delle crisi, delle infrastrutture irrigue della biodiversità animale e al finanziamento della nuova rete rurale, come di seguito specificato:

- Rete rurale nazionale      €     100.003.534
- Gestione rischio              €  1.640.000.000
- Biodiversità animale       €     200.000.000
- Piano irriguo                  €     300.000.000

Nell'ambito generale della PAC, il sostegno allo sviluppo rurale contribuisce al raggiungimento dei seguenti obiettivi:

  • stimolare la competitività del settore agricolo;
  • garantire la gestione sostenibile delle risorse naturali e l'azione per il clima;
  • realizzare uno sviluppo territoriale equilibrato delle economie e comunità rurali, compresi la creazione e il mantenimento di posti di lavoro.

Le misure di sviluppo rurale si articoleranno secondo sei "priorità":

  1. promuovere il trasferimento di conoscenze e l'innovazione nel settore agricolo e forestale e nelle zone rurali;
  2. potenziare in tutte le regioni la redditività delle aziende agricole e la competitività dell'agricoltura in tutte le sue forme e promuovere tecnologie innovative per le aziende agricole e la gestione sostenibile delle foreste;
  3. promuovere l'organizzazione della filiera alimentare,  comprese la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti agricoli, il benessere degli animali e la gestione dei rischi nel settore agricolo;
  4. preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi connessi all'agricoltura e alla silvicoltura;
  5. incentivare l'uso efficiente delle risorse e il passaggio a un'economia a basse emissioni di carbonio e resiliente al clima nel settore agroalimentare e forestale;
  6. adoperarsi per l'inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali.

 

Data Ultimo Aggiornamento: 04/02/2014 4:40 PM
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