Roma, 21 novembre 2017, ore 18.32
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Le altre politiche

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Politiche settoriali

Il complesso delle politiche interne dell'Unione si è notevolmente esteso nel tempo. Giunge oggi a coprire la quasi totalità dei settori della vita sociale ed economica dei suoi cittadini. Per i settori ove non esiste una politica comunitaria in senso stretto, vi è normalmente in ogni caso almeno una cooperazione intergovernativa.

Nella gestione dell'Unione, non tutte le politiche rivestono la stessa importanza e questo determina una tacita gerarchia tra le politiche interne che viene dettata dagli Stati membri e dalla Comunità secondo le circostanze. Le politiche comunitarie sono affidate alla gestione della Commissione europea che opera attraverso le sue Direzioni Generali. Ad ogni Direzione Generale afferiscono una o più politiche comunitarie. Esse vengono gestite in modo ordinario dai funzionari della Commissione, mentre per ciò che concerne la modifica delle politiche esistenti o l'introduzione di nuove politiche si apre il processo in sede Parlamentare e il processo più squisitamente interistituzionale.

Per rendere effettivo il processo di unificazione la Comunità è chiamata a realizzare interventi omogenei in settori strategici per lo sviluppo economico e civile. Con un ampio ventaglio di metodi e strumenti, la Comunità opera da tempo in ambiti essenziali quali l'agricoltura, la pesca, lo sviluppo industriale, le imprese, i trasporti, l'informazione, la ricerca, ecc..

Alcune politiche hanno un carattere trasversale rispetto alle attività settoriali e permeano tutte le altre politiche.

Un esempio è la politica per l'attività scientifica di ricerca e di sviluppo tecnologico. Essa svolge una funzione cruciale all'interno di un ampio ventaglio di politiche comunitarie, industriali, agricole, ambientali, della comunicazione, della promozione dello sviluppo umano. L'obiettivo di tale politica è di organizzare la cooperazione tra le strategie nazionali e europee per promuovere uno Spazio europeo per la Ricerca (European Research Area, ERA).

Un'altra politica trasversale e la politica dei trasporti. Essa mira allo sviluppo di un sistema integrato di trasporti in ambito europeo eliminando discriminazioni di prezzo e di condizioni di trasporto, del superamento delle differenze di trattamento contrattuale dei dipendenti del settore, del coordinamento in materia di investimenti di infrastrutture europee. Collegata a quella dei trasporti è la politica per lo sviluppo dei collegamenti transfrontalieri (autostrade, linee ferroviarie, reti telefoniche e di trasporto dell'energia).

La politica per la crescita qualitativa e quantitativa dell'istruzione, trasversale anch'essa alle politiche settoriali, ha seguito percorsi differenti dalle altre politiche perché non è prevista un'opera di armonizzazione dei sistemi scolastici degli Stati membri, che continueranno ad essere di esclusiva competenza dei singoli Paesi.

La politica volta alla salvaguardia, alla tutela e al miglioramento dell'ambiente si è imposta gradualmente nella legislazione europea fino a trovare un'esauriente definizione giuridica col Trattato di Amsterdam. Nell'ambito delle politiche europee la politica dell'ambiente assume una valenza trasversale e non più settoriale, valorizzata dal concetto di sviluppo sostenibile che è posto alla base della verifica di tutte le politiche comunitarie. Strumento fondamentale di questa politica è l'Agenzia europea per l'Ambiente, istituita nel 1990 con sede a Copenhagen.

La politica industriale si esplica in misure volte a facilitare l'adattamento ai mutamenti strutturali, tecnologici, commerciali di settori esposti a frequenti trasformazioni, ponendo condizioni favorevoli alla creazione di nuove imprese e al loro sviluppo. Di fondamentale importanza per il rafforzamento del mercato interno è la fissazione di regole che garantiscano un'effettiva libera concorrenza tra le imprese.

La politica di concorrenza, legata a doppio filo con quella industriale, si misura con diversi obiettivi, due in particolare sono prioritari: evitare che si formino monopoli e accordi di cartello tra imprese mediante operazioni di concentrazione e impedire che gli Stati attuino politiche discriminatorie a favore di imprese nazionali.

Data Ultimo Aggiornamento: 25/06/2007 6:56 PM
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