Roma, 21 novembre 2017, ore 23.52
  • Condividi
  • Invia link via E-mail
  • Condividi su Facebook - collegamento a sito esterno - apertura nuova finestra
  • Condividi su Google+ - collegamento a sito esterno - apertura nuova finestra
  • Condividi su Twitter - collegamento a sito esterno - apertura nuova finestra

Le politiche di coesione

Ti trovi in: Home Versione Italiana > E-Government > RGS Europa > Le politiche di coesione

In Breve:

In questa area tematica sono trattate le politiche di coesione attuate dalla Comunità Europea, gli obiettivi previsti, gli strumenti e le risorse finanziarie individuate, il processo di programmazione e di attuazione per il raggiungimento di tali obiettivi per il nuovo periodo di programmazione 2007-2013, con uno sguardo alle precedenti programmazioni 2000-2006 e 1994-1999.

Le politiche di coesione nascono con l'intento di raggiungere un grado di omogeneità nello sviluppo e nella qualità della vita tra i diversi Paesi membri, promuovendo una distribuzione più equilibrata delle risorse e dello sviluppo economico dell'Unione.

La coesione economica e sociale rappresenta quindi una delle priorità dell'Unione europea e trova le sue radici nel Trattato di Roma del 1957 in cui gli Stati membri assumono l'impegno di ridurre le disparità fra le varie regioni. Per molti anni però a tale dichiarazione d'intenti non segue una politica concreta.

I primi segnali concreti si hanno nel 1975 con l'istituzione da parte della Comunità del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), con cui si avvia una vera politica regionale.

Ma il vero slancio verso una politica di coesione economica e sociale si ha nel 1992 con il trattato sull'Unione (Trattato di Maastricht) in cui sono definiti gli obiettivi di tale coesione.

L'articolo 158 del trattato prevede che, per rafforzare la coesione economica e sociale, la Comunità mira a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni e il ritardo delle regioni meno favorite o insulari, comprese le zone rurali. L'articolo 159 prevede che tale azione sia sostenuta attraverso i Fondi strutturali, la Banca europea per gli investimenti (BEI) e gli altri strumenti finanziari esistenti.

Nello stesso trattato viene previsto inoltre che il principio di coesione deve essere osservato sin dalla prima fase di elaborazione e programmazione delle politiche comunitarie e che la Commissione deve analizzare regolarmente i progressi raggiunti. Successivamente il Trattato di Amsterdam del 1997 conferma l'importanza della coesione economica e sociale dell'Unione europea.

Da questo momento in poi ciò che prima era solo a carico delle politiche regionali nazionali, è ora necessariamente centralizzato a livello comunitario e gestito di concerto con le amministrazioni statali degli Stati membri.

L'attuazione della politica di coesione viene attuata mediante l'elaborazione di programmi pluriennali (cicli di programmazione) che ne definiscono gli obiettivi ed individuano gli strumenti atti al raggiungimento di questi ultimi, tenendo conto delle esigenze e delle priorità della Comunità europea come realtà in continuo mutamento.

Gli sviluppi della programmazione comunitaria per il periodo 2007-2013 testimoniano la continua evoluzione dello scenario economico, politico e sociale dell'Unione europea.

Nell'Unione europea allargata sono infatti aumentate le disparità economiche, sociali e territoriali, a livello sia regionale che nazionale. Pertanto la Comunità deve attuare azioni volte a favorire la convergenza, la competitività e l'occupazione. Inoltre l'aumento del numero delle frontiere terrestri e marittime della Comunità e l'estensione del suo territorio implicano la necessità di mirare alla cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale nella Comunità.

Il Regolamento (CE) n. 1083/2006 dell'11 luglio 2006 stabilisce la strategia e le risorse della politica di coesione della programmazione 2007-2013, e la sua articolazione nei seguenti tre obiettivi prioritari:

§ convergenza: promuovere condizioni che favoriscano la crescita e fattori che portino ad una convergenza reale per gli Stati membri e le regioni meno sviluppate;

§ competitività regionale e occupazione: rafforzare la competitività e l'attrattiva delle regioni, nonché l'occupazione a livello regionale;

§ cooperazione territoriale europea: rafforzare la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale.

Il Regolamento (CE) n. 1083/2006 definisce inoltre i Fondi che contribuiscono, nella nuova programmazione, al raggiungimento di tali obiettivi, ovvero:

§ FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale);

§ FSE (Fondo Sociale Europeo);

§ Fondo di Coesione.

L'Italia si è dotata di una struttura organizzativa complessiva che vede le Amministrazioni centrali, in generale, e il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), in particolare, assumere sempre più il ruolo di indirizzo e coordinamento in materia di controllo (System audit) a garanzia della corretta e sana gestione delle politiche strutturali e il rispetto della normativa comunitaria e nazionale. In particolare le Amministrazioni Centrali rivestono i seguenti compiti:

ü pianificazione e programmazione delle strategie dei programmi per le politiche di coesione al fine sostenere la crescita economica delle aree sottoutilizzate del Paese;

ü monitoraggio dei progetti finanziabili con i contributi resi disponibili dall'Unione europea al fine di sorvegliarne l'andamento, e verificarne il grado di raggiungimento degli obiettivi programmatici;

ü controlli per la verifica della regolarità di utilizzo delle risorse attivate in attuazione delle diverse politiche comunitarie e dell'adozione di adeguati sistemi di gestione e controllo;

ü valutazione degli interventi al fine di verificare il conseguimento degli obiettivi di coesione economica e sociale previsti dai Trattati e il raggiungimento degli obiettivi specifici prefissati a livello di singolo programma.

Inoltre, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà, le Regioni rivestono un ruolo decisivo, non solo perché dotate di un livello decisionale sempre più adeguato ai loro bisogni e alle loro realtà istituzionali, ma anche di un più efficace livello di attuazione degli interventi territoriali ai fini delle politiche strutturali. La Regione, in effetti, lavora a stretto contatto con gli operatori in loco per le politiche che essa stessa porta avanti sul suo territorio, ed è in grado di rispondere più prontamente, e allo stesso tempo più efficacemente alle reali esigenze che nascono al proprio interno.

Le Regioni italiane, in tema di Fondi Strutturali, hanno il duplice ruolo di partecipare alle fasi della programmazione e soprattutto alla concezione dei programmi e alla loro attuazione e controllo. Le Regioni articolano i Programmi Operativi che definiscono gli ambiti di programmazione prioritari in cui attuare gli interventi.

L'Italia ha dato un'importanza determinante alla formazione di un partenariato forte affinché si giungesse all'affermazione di una maggiore democrazia e trasparenza nel processo di allocazione delle risorse, consentendo al tempo stesso una più puntuale attuazione del principio di sussidiarietà, un controllo più efficace sull'utilizzo delle risorse stesse, una maggiore rispondenza alle priorità territoriali.

I partner socio-economici, ramificati sul territorio e portatori di una maggiore sensibilità sociale e/o economica, sono coinvolti con ruolo consultivo e possono contribuire al coordinamento degli interventi e alla introduzione di innovazioni di sistema. Dalla concertazione e interazione tra le parti sociali e le Amministrazioni, sia centrali che periferiche, è possibile attendersi, inoltre, da un lato il contributo alla crescita della competitività dei sistemi territoriali, dall'altro la crescita degli effetti sull'occupazione delle azioni strutturali e la sensibilizzazione delle stesse sugli aspetti di qualità "sociale".

Gli interventi previsti dal ciclo di programmazione 2000-2006 sono stati caratterizzati dalla maggiore concentrazione geografica e finanziaria, da una più accentuata applicazione del principio di sussidiarietà nella gestione dei Programmi, da controlli rafforzati e dall'incremento dell'efficacia e dell'efficienza nell'attuazione degli interventi.

Il risultato più evidente della riforma avvenuta nella programmazione 2000-2006 è stata la riduzione degli obiettivi prioritari, che passano da sei della programmazione 1994-1999 a tre, ovvero:

§ obiettivo 1: promuovere uno sviluppo armonioso e un adeguamento strutturale volti a ridurre lo scarto tra i livelli di crescita delle diverse regioni;

§ obiettivo 2: stimolare le zone in difficoltà strutturale, siano esse industriali, rurali, urbane o dipendenti dalla pesca. Queste zone appartengono a regioni il cui livello di sviluppo si colloca attorno alla media comunitaria ma che, dal canto loro, si trovano di fronte a vari tipi di difficoltà socio-economiche, spesso all'origine di alti tassi di disoccupazione;

§ obiettivo 3: adeguare e ammodernare le politiche nazionali ed europee in materia di occupazione, istruzione e formazione.

I Fondi individuati al fine di contribuire al raggiungimento dei suddetti obiettivi erano:

§ FESR (Fondo europeo di sviluppo regionale): sostiene soprattutto gli investimenti produttivi, le infrastrutture, lo sviluppo delle piccole e medie imprese;

§ FSE (Fondo sociale europeo): sostiene la promozione dell'occupazione(sistemi d'istruzione, formazione professionale, incentivi o aiuti per le assunzioni);

§ FEAOG-Orientamento (Sezione orientamento del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia); sostiene l'adattamento delle strutture agricole e lo sviluppo rurale;

§ SFOP (Strumento finanziario di orientamento della pesca): sostiene l'adattamento del settore e le misure d'accompagnamento della politica comune della pesca;

§ Fondo di coesione: rafforza la coesione economica e sociale della Comunità in una prospettiva di promozione dello sviluppo sostenibile.

Il ciclo di programmazione 1994-1999 era strutturato in sei obiettivi prioritari:

§ Obiettivo 1: promuovere lo sviluppo e l'adeguamento strutturale delle regioni il cui sviluppo è in ritardo;

§ Obiettivo 2: riconvertire le regioni gravemente colpite dal declino industriale;

§ Obiettivo 3: combattere la disoccupazione di lunga durata, facilitare l'inserimento professionale dei giovani e l'integrazione delle persone che rischiano di essere escluse dal mercato del lavoro;

§ Obiettivo 4: agevolare l'adattamento dei lavoratori e delle lavoratrici alle trasformazioni industriali e all'evoluzione dei sistemi di produzione;

§ Obiettivo 5a: accelerare l'adeguamento delle strutture agricole nel quadro della riforma della politica agricola comune e facilitare le misure di adeguamento delle strutture della pesca nell'ambito della revisione della politica comune della pesca;

§ Obiettivo 5b: agevolare lo sviluppo e l'adeguamento strutturale delle zone rurali;

§ Obiettivo 6: promuovere lo sviluppo delle regioni a scarsissima densità di popolazione. Questo obiettivo nasce con l'Atto di adesione dell'Austria, della Finlandia e della Svezia.

In tale contesto i Fondi che hanno contribuito al raggiungimento degli obiettivi previsti dalla programmazione 1994-1999 sono gli stessi della programmazione 2000-2006.

Data Ultimo Aggiornamento: 07/06/2007 3:49 PM
L'indirizzo di questa pagina è: www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/e-GOVERNME1/RGS-EUROPA/Le-politic/index.html