Roma, 18 novembre 2017, ore 02.03
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Le politiche di coesione

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PROGRAMMAZIONE 2000-2006

 

Obiettivi e risorse finanziarie

Le politiche strutturali e di coesione dell'Unione europea si prefiggono di ridurre le disparità economiche e sociali sul territorio comunitario. Esse affiancano le politiche nazionali e regionali nelle regioni in difficoltà e sostengono l'azione delle stesse sul mercato del lavoro. Mentre gli Stati membri definiscono le proprie priorità di sviluppo, la Commissione delinea le linee direttrici alle quali gli stessi Stati devono fare riferimento poiché l'Unione europea, cofinanziando i programmi, ha il diritto di vigilare sugli interventi e di promuovere la dimensione comunitaria della coesione economica e sociale.

Tali linee direttrici, nell'ambito della programmazione 2000-2006, miravano ad aiutare le autorità nazionali e regionali nella definizione e nella preparazione di strategie di programmazione per gli obiettivi 1, 2 e 3 dei Fondi strutturali e dei legami degli stessi col Fondo di coesione.

Rispetto ai cicli di programmazione precedenti (1989-1993 e 1994-1999), la programmazione 2000-2006 includeva tra gli obiettivi il migliorare l'efficacia degli interventi strutturali comunitari, rafforzando la concentrazione degli aiuti e semplificando il loro funzionamento mediante una riduzione degli obiettivi prioritari d'intervento, e contribuire a precisare le competenze degli Stati membri e della Comunità durante tutte le fasi: programmazione, sorveglianza, valutazione e controllo.

Il monitoraggio del perseguimento degli obiettivi è rigidamente fissato. Entro il 1° novembre di ogni anno la Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni una relazione sull'applicazione degli obiettivi. Ogni tre anni la Commissione presenta, inoltre, una relazione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni sui progressi compiuti in materia di coesione economica e sociale e sul contributo dato dai vari interventi strutturali. Tale relazione contiene:

  • un bilancio dei progressi compiuti in materia di evoluzione socioeconomica delle regioni;
  • un bilancio del ruolo degli strumenti strutturali e degli altri strumenti finanziari e l'effetto delle altre politiche comunitarie o nazionali nella realizzazione di tale processo;
  • le eventuali proposte riguardanti le azioni e le politiche comunitarie che occorre adottare per rafforzare la coesione economica e sociale.

Nella Programmazione 2000-2006, per attuare la politica di coesione, i Paesi membri si avvalevano dei Fondi strutturali e del Fondo di coesione. I settori che la politica regionale sosteneva per il periodo 2000-2006 sono classificabili secondo il settore di destinazione dei fondi:

  • lo sviluppo delle regioni più svantaggiate: Obiettivo 1 (territoriale);
  • il rilancio delle regioni in difficoltà: Obiettivo 2 (territoriale);
  • le attività a favore dell'occupazione: Obiettivo 3 (settoriale);
  • la cooperazione tra le regioni: Interreg III;
  • lo sviluppo sostenibile delle zone urbane: Urban II;
  • le strategie innovatrici di sviluppo sostenibile: Leader+;
  • la lotta contro le ineguaglianze e le discriminazioni sul mercato del lavoro: Equal;
  • la nascita di strategie innovative a favore della competitività regionale: Azioni innovatrici;
  • un programma specifico a sostegno della pesca.

Per ottenere il massimo dei risultati, il 94% dei Fondi strutturali era finalizzato ai tre obiettivi prioritari sopra citati, che passano da sei della programmazione 1994-1999 a tre, concentrando lo sforzo al fine di rendere più efficaci le misure attuate. Gli interventi previsti dal ciclo di programmazione 2000-2006 rispondevano alle seguenti caratteristiche:

  • concentrazione geografica e finanziaria;
  • applicazione del principio di sussidiarietà;
  • controlli rafforzati;
  • incremento dell'efficacia e dell'efficienza nell'attuazione degli interventi.

L'Obiettivo 1 promuoveva uno sviluppo armonioso e un adeguamento strutturale volti a ridurre lo scarto tra i livelli di crescita delle diverse regioni. Le regioni con un PIL inferiore al 75% della media Ue erano destinatarie del 70% dei contributi finanziari. Il 22% circa della popolazione dell'Unione risiedeva nelle 50 regioni che usufruivano di detti stanziamenti, volti a migliorare le infrastrutture di base e ad incentivare gli investimenti delle imprese. L'obiettivo 1 dei Fondi strutturali era la priorità principale della politica di coesione dell'Unione europea.

Un ulteriore 11,5% del finanziamento regionale era destinato alle regioni dell'Obiettivo 2 (ovvero quelle caratterizzate da un declino economico imputabile a difficoltà strutturali), allo scopo di favorirne la riconversione socio-economica. In tali regioni risiedeva il 18% circa della popolazione dell'Ue. Queste zone appartenevano a regioni il cui livello di sviluppo si collocava attorno alla media comunitaria ma che, dal canto loro, si trovavano di fronte a vari tipi di difficoltà socio-economiche, spesso all'origine di alti tassi di disoccupazione.

L'Obiettivo 3 si concentrava sull'adeguamento e l'ammodernamento delle politiche nazionali ed europee in materia di occupazione, istruzione e formazione, in particolare riguarda iniziative e programmi per la creazione di occupazione in tutte le regioni che non rientravano nell'Obiettivo 1. Il 12,3% dei finanziamenti era destinato all'adeguamento e all'ammodernamento dei sistemi scolastici e formativi, nonché ad altre iniziative volte a promuovere l'occupazione.

Esisteva inoltre quattro iniziative comunitarie (ridotte da 13 del ciclo di programmazione 1994-1999), che assorbivano complessivamente il 5,35% degli stanziamenti dei Fondi strutturali:

  • Interreg III;
  • Urban II;
  • Leader +;
  • Equal.

Il processo di programmazione

 

Nella programmazione 2000-2006 i fondi strutturali si attuavano attraverso tre documenti programmatici:

  • Quadro Comunitario di Sostegno (QCS):

ü Il QCS si articolavano in Assi Prioritari; tale articolazione mirava a favorire una piena applicazione all'assetto programmatico dei principi di coerenza, concentrazione, integrazione.

§ Risorse naturali (Acqua e suolo, Ambiente, Energia);

§ II - Risorse culturali (Patrimonio culturale);

§ III - Risorse umane (Politiche del lavoro, Ricerca ed innovazione);

§ IV - Sistemi locali (Imprenditoria locale, Agricoltura e pesca);

§ V - Città (Città, Servizi alla persona ed alla comunità);

§ VI - Reti e nodi di servizio (Trasporti, Telecomunicazioni).

I sei Assi Prioritari rappresentavano le grandi aree di intervento per il periodo 2000-2006, identificate sulla base dell'analisi dei problemi e delle potenzialità del Mezzogiorno.

Gli obiettivi globali del QCS erano di conseguire entro il quarto anno del settennio 2000-2006 un tasso di crescita del Mezzogiorno significativamente superiore a quello dell'Unione Europea e ridurre drasticamente il disagio sociale. Tali obiettivi erano misurabili mediante l'uso di specifici indicatori (cd "variabili di rottura"), tra i quali i più importanti erano: incremento del PIL, incremento dell'occupazione, riduzione del tasso di disoccupazione, incremento della spesa in investimenti produttivi ed infrastrutture.

  • Programmi Operativi Nazionali (PON) e Regionali (POR):

ü Il Programma Operativo (PO) era il documento di attuazione del Quadro Comunitario di Sostegno (QCS).

Il documento descriveva nel dettaglio le priorità generali fissate dal QCS ed era costituito da un insieme di interventi, articolati in misure pluriennali. Le misure annunciate nei Programmi Operativi erano specificate nel Complemento di programmazione (CdP), che indicava i modi di attuazione di ogni singolo intervento e la relativa ripartizione dei fondi strutturali (i PO erano cofinanziati dai fondi strutturali comunitari e da quelli nazionali pubblici e privati).

Tutti i POR avevano un'impostazione uniforme e si dividono in 6 capitoli: analisi della situazione di partenza, strategia di sviluppo, assi prioritari d'intervento, piano finanziario, condizioni di attuazione.

  • Documento Unico di Programmazione (DOCUP):

ü "un documento unico approvato dalla Commissione che riuniva gli elementi contenuti in un quadro comunitario di sostegno e in un programma operativo" (Reg. 1260/99);

In Italia la suddivisione per obiettivo dei programmi era la seguente:

  • Obiettivo 1: un QCS, con 7 POR (uno per Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia e Molise in sostegno transitorio o phasing out), cofinanziati dal FESR, FSE, FEAOG-Orientamento, SFOP, e 7 PON cofinanziati, a seconda degli interventi, dal FESR, FSE e SFOP.
  • Obiettivo 2: un DOCUP per regione non Obiettivo 1 (livello NUTS II), per un totale di 14, cofinanziato dal FESR;
  • Obiettivo 3: un QCS, con un POR per regione non Obiettivo 1 e un PON, cofinanziato unicamente dal FSE;
  • Iniziative comunitarie: un fondo per ciascuna iniziativa.

Le risorse stanziate dai Fondi Strutturali per l'Italia per il periodo 2000-2006 ammontavano complessivamente a 29.656 milioni di euro a prezzi 1999, di cui il 74,6% era destinato all'Obiettivo 1, per lo sviluppo delle aree in ritardo strutturale. Ciò in applicazione dell'importante principio di concentrazione delle risorse in base al quale una quota consistente di risorse doveva essere indirizzata per promuovere lo sviluppo delle regioni più svantaggiate.

Il plafond massimo di popolazione nazionale eleggibile nell'ambito dell'Obiettivo 2 era fissato in 7,402 milioni di abitanti (rispetto agli 11,130 milioni del periodo 1994-99); le risorse assegnate ammontavano a 2.522 milioni di euro a prezzi 1999, di cui 377 milioni destinati al sostegno transitorio delle zone Obiettivi 2 e 5b nel periodo 1994-99 ed escluse nel periodo 2000-2006.

Le risorse assegnate alle regioni italiane dell'Obiettivo 3 e beneficiarie dello Strumento finanziario della pesca (cioè non rientranti in entrambi i casi nell'Obiettivo 1) ammontavano rispettivamente a 3.744 milioni di Euro a prezzi 1999 ed a 96 milioni di Euro.

Infine, un'importante quota delle risorse era destinata alla realizzazione di iniziative di interesse comunitario, nei settori della cooperazione transfrontaliera, la lotta alle discriminazioni sociali, la rigenerazione urbana ed allo sviluppo rurale. Per l'Italia era stata stanziata, per il periodo 2000-2006 la somma di 1,172 miliardi di euro così ripartita:

· INTERREG: 426 milioni di euro;

· EQUAL: 371 milioni di euro;

· LEADER: 267 milioni di euro;

· URBAN: 108 milioni di euro.

Il processo di attuazione

 

Le norme che garantiscono il corretto funzionamento dei sistemi istituiti dagli Stati membri per la gestione e il controllo dei contributi concessi per nell'ambito dell'intervento dei Fondi strutturali, sono contenute, per la programmazione (2000-2006), nel Regolamento (CE) 1260/1999, ora sostituito per la nuova programmazione 2007-2013, dal Regolamento (CE) 1083/2006.

Il processo di attuazione della programmazione 2000-2006 dei Fondi strutturali si articolava in:

§ gestione finanziaria

§ sorveglianza/monitoraggio

§ controllo finanziario

§ valutazione

Il Regolamento (CE) 1260/1999 fissava le norme atte a garantire il corretto funzionamento della gestione finanziaria disciplinando il processo di attuazione, nell'esecuzione degli impegni, dei pagamenti e delle liquidazione e nella certificazione delle spese.

Gestione finanziaria

Secondo il Regolamento 1260/1999, gli impegni di bilancio comunitari venivano assunti sulla base della decisione relativa alla partecipazione dei Fondi.

Il primo impegno veniva assunto nel momento in cui la Commissione adottava la decisione di approvazione dell'intervento. Gli impegni successivi erano assunti, di norma, entro il 30 aprile di ogni anno.

La Commissione poteva disimpegnare automaticamente la quota di un impegno per la quale non era stata presentata alla Commissione una domanda di pagamento ammissibile o che non era stata liquidata mediante acconto alla scadenza del secondo anno successivo a quello dell'impegno.

La Commissione informava comunque in tempo utile l'Amministrazione Titolare e l'autorità di pagamento nel caso in cui sussisteva tale rischio.

Per quanto riguarda il pagamento, esso poteva assumere la forma di acconto, di pagamento intermedio o di pagamento del saldo. I pagamenti intermedi e i pagamenti del saldo si riferivano alle spese effettivamente sostenute, e giustificate da fatture quietanzate.

Al momento del primo impegno, la Commissione versava un acconto all'autorità di pagamento che doveva eventualmente essere restituito alla Commissione, tutto o in parte, nel caso in cui nessuna domanda di pagamento fosse stata trasmessa entro diciotto mesi dalla decisione relativa alla partecipazione dei Fondi.

Le Amministrazioni Titolari provvedevano affinché, per quanto possibile, le domande di pagamento intermedio fossero raggruppate e inoltrate alla Commissione tre volte l'anno.

Sorveglianza/Monitoraggio

Per quanto riguarda la sorveglianza (monitoraggio), il Regolamento 1260/1999 prevedeva che l'autorità di gestione fosse responsabile dell'efficacia e della regolarità della gestione e dell'attuazione.

Ogni quadro comunitario di sostegno o documento unico di programmazione e ogni programma operativo era seguito da un comitato di sorveglianza. Il regolamento prevedeva che i comitati di sorveglianza fossero istituiti dall'Amministrazione Titolare, d'accordo con l'autorità di gestione, al più tardi entro tre mesi dalla decisione relativa alla partecipazione dei Fondi.

Controllo finanziario

Per quanto riguarda il controllo finanziario, il regolamento prevedeva che le Amministrazioni Titolari dovessero assumerne la responsabilità primaria.

Inoltre il Regolamento 1260/1999 prevedeva che la Commissione potesse chiedere all'Amministrazione Titolare interessata, di effettuare un controllo in loco per verificare la regolarità di una o più operazioni.

Le autorità responsabili dovevano tenere a disposizione della Commissione, per un periodo di tre anni, successivamente al pagamento da parte della Commissione del saldo relativo ad un intervento, tutti i documenti giustificativi concernenti le spese e i controlli relativi all'intervento in questione.

Valutazione

Il regolamento prevedeva che per valutare l'efficacia degli interventi strutturali, l'azione comunitaria fosse oggetto di una valutazione ex ante, di una valutazione intermedia e di una valutazione ex post, volte a determinarne l'impatto rispetto agli obiettivi.

La valutazione ex ante serviva di base alla preparazione dei piani, degli interventi e del complemento di programmazione dei quali è parte integrante.

La valutazione ex ante rientrava nella responsabilità delle autorità competenti per la preparazione dei piani, degli interventi e del complemento di programmazione.

La valutazione intermedia prendeva in considerazione, tenendo conto della valutazione ex ante, i primi risultati degli interventi, la loro pertinenza e il grado di conseguimento degli obiettivi.

La valutazione intermedia era effettuata sotto la responsabilità di gestione, in collaborazione con la Commissione e con l'Amministrazione titolare dell'intervento. Veniva effettuata da un valutatore indipendente, veniva presentata al comitato di sorveglianza del quadro comunitario di sostegno o dell'intervento e successivamente viene trasmessa alla Commissione.

La valutazione ex post mirava a rendere conto, sulla base dei risultati della valutazione già disponibili, dell'impiego delle risorse, dell'efficacia e dell'efficienza degli interventi e del loro impatto.

La responsabilità della valutazione ex post era stabilita nella Commissione, in collaborazione con l'Amministrazione Titolare e l'autorità di gestione e veniva eseguita da valutatori indipendenti.

Data Ultimo Aggiornamento: 10/07/2007 4:49 PM
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