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La manovra di bilancio per il triennio 2011-2013

Intro


Per adottare gli interventi necessari ad assicurare la stabilità finanziaria del nostro paese, la competitività economica nonché per conseguire gli obiettivi di bilancio programmatici il Governo è intervenuto, nel mese di maggio, con il decreto legge n. 78 del 2010. Il decreto consente di rispettare gli impegni assunti in ambito europeo con l'Aggiornamento del Programma di Stabilità 2010. La correzione dei conti pubblici prevista dal decreto è in linea con la raccomandazione del Consiglio ECOFIN di adottare entro il 2 giugno 2010 le misure correttive necessarie a ricondurre il deficit entro la soglia del 3 per cento del PIL nel 2012. Il decreto si inserisce peraltro nel percorso di consolidamento già avviato con la manovra 2009-2011.

La manovra prevede la correzione degli andamenti tendenziali dell'indebitamento netto per il triennio 2011-2013 senza modificare, invece, il saldo del 2010. Per l'anno in corso le maggiori entrate sono destinate a finanziare le missioni internazionali di pace e il Servizio sanitario nazionale. La riduzione del saldo di bilancio ammonta a circa 12 miliardi nel 2011 e a circa 25 miliardi in ciascuno dei due esercizi successivi. Gran parte della correzione è ottenuta con la riduzione della spesa, in prevalenza di parte corrente. Il decreto include interventi sulla spesa delle amministrazioni centrali, nell'ambito del pubblico impiego, delle prestazioni sociali, della spesa sanitaria, della finanza decentrata. Altra quota della correzione è correlata all'aumento delle entrate, conseguenza, in particolare, degli interventi di contrasto all'evasione e all'elusione fiscale.

L'aggregazione degli effetti del provvedimento per i sottosettori delle Amministrazioni pubbliche evidenzia il diverso contributo al raggiungimento degli obiettivi di deficit. Le Amministrazioni centrali concorrono in termini di manovra netta, nel triennio 2011-2013, per circa 29,4 miliardi, le Amministrazioni locali contribuiscono per 27,5 miliardi e gli Enti di previdenza e di assistenza sociale per ulteriori 5 miliardi.

Per favorire lo sviluppo, il decreto legge prevede misure per incentivare la competitività fra cui il contratto di produttività, la fiscalità di vantaggio per il Sud, l'istituzione di zone a burocrazia zero, le norme fiscali per attrarre gli investimenti da parte di imprese europee in Italia, nonché incentivi fiscali per il rientro di ricercatori e docenti residenti all'estero.